Una scuola è molto più di un edificio. È un luogo di formazione, di conoscenza e di costruzione della cittadinanza democratica. È questo il messaggio emerso dal sit-in “Il Buratti non si tocca”, che si è svolto sabato 25 luglio davanti al liceo classico Mariano Buratti di Viterbo, con la partecipazione di studenti, docenti, associazioni e rappresentanti sindacali della FLC CGIL.
Al centro della mobilitazione la presenza sulla facciata dell’istituto della scritta “Casa del Balilla”, riferimento all’organizzazione giovanile del regime fascista. Una scelta contestata dai promotori dell’iniziativa perché la scritta si trova su una scuola intitolata a Mariano Buratti, docente antifascista e comandante partigiano, arrestato, torturato e fucilato a Forte Bravetta il 31 gennaio 1944.
La richiesta avanzata durante il presidio è chiara: la cancellazione della scritta, ritenuta incompatibile con il ruolo educativo e simbolico di una scuola della Repubblica.
Al sit-in ha partecipato anche la FLC CGIL Civitavecchia Roma Nord Viterbo, insieme alla CGIL, ribadendo il proprio impegno nella difesa dei valori costituzionali e della memoria democratica.
«La scuola pubblica non è un edificio qualunque. – affermano Stefania Pomante, segretaria generale CGIL, e Paola Grilli, segretaria generale FLC CGIL – È una delle istituzioni attraverso cui la Costituzione prende vita ogni giorno, formando cittadine e cittadini ai valori della libertà, dell’uguaglianza, della democrazia, del pluralismo e dell’antifascismo».
CGIL e FLC CGIL hanno inoltre già presentato una richiesta di accesso agli atti e di acquisizione della documentazione relativa ai lavori eseguiti sul liceo, per verificare le autorizzazioni rilasciate, la conformità degli interventi e la compatibilità della scritta con la funzione educativa della scuola.
Durante la manifestazione sono intervenuti docenti e studenti, che hanno espresso la loro contrarietà alla permanenza della scritta. Significativa anche la presenza del nipote di Mariano Buratti, che ha annunciato la volontà di proseguire la protesta con un gesto simbolico di forte impatto: l’intenzione di incatenarsi davanti alla scuola per tutta l’estate.
Numerose le adesioni arrivate dal mondo della cultura e dell’istruzione: tra queste il Dipartimento di Filosofia e Storia del liceo scientifico Paolo Ruffini, la Fondazione Gualtiero Sarti, Antonio Filippi e la Società filosofica italiana, sezione “Pasquale Picone” di Viterbo.
La vicenda richiama una riflessione più ampia sul rapporto tra memoria storica, spazi pubblici e responsabilità educativa. Come sottolineato da Pomante e Grilli, la storia del nostro Paese deve essere conosciuta e studiata nelle aule, attraverso gli strumenti della conoscenza critica, e non richiamata attraverso simboli privi di un adeguato contesto educativo.
La mobilitazione del Buratti diventa così un momento collettivo per riaffermare un principio fondamentale: la scuola della Repubblica è un luogo di libertà, partecipazione e democrazia.